MIOSTATINA, proteina chiave…?

Nel 1997, gli scienziati McPherron e Lee rivelarono al pubblico il ‘segreto’ di un’anomalia su cui gli allevatori di bestiame avevano capitalizzato fin dalla fine del 1800: il gene responsabile per lo sviluppo di di capi di bestiame eccezionali. Più di un secolo fa, gli allevatori di bestiame europei osservarono infatti che alcuni dei loro capi di bestiame erano più muscolosi di altri. Essendo dilettanti della genetica, cominciarono a incrociare selettivamente questi capi per aumentare la stirpe con questo tratto. Sono state così sviluppate due razze di bestiame (Blu Belga e Piemontese) che mostrano tipicamente un incremento della massa muscolare rispetto alle altre razze, e conseguentemente bassime percentuali di grasso. Continua a leggere

EVO DIET di G.Cianti

Alla perenne ricerca di una strategia nutrizionale definitiva, guardare al nostro passato o meglio alla nostra genetica, alla nostra biologia evolutiva, è forse quanto di più saggio e semplice possiamo fare per avere la certezza matematica di non commettere errori alimentari.
Giovanni Cianti ci offre la risposta con la sua Evo Diet: Continua a leggere

TESSUTO CONNETTIVO Terza parte

Come precedentemente accennato, l’impatto maggiore della dieta di dimagrimento sull’integrità del tessuto connettivo è una deficienza nell’assunzione energetica, solitamente associata a un’assunzione inadeguata di proteine e di carboidrati, mentre per quello che riguarda i lipidi, a parte il loro ruolo nella mediazione dell’infiammazione (acido linoleico, acido alfa linoleico, EPA, DHA, acido arachidonico) ci sono poche ricerche sugli effetti dei grassi alimentari sul tessuto connettivo. I micronutrienti (minerali, vitamine e oligoelementi) svolgono molti ruoli documentati nella funzione cellulare e perciò sono fondamentali nei processi di guarigione. Fra tutte le popolazioni generalmente gli atleti, seguendo una dieta adeguata creata specificatamente per soddisfare gli oneri del loro sport, sono meno soggetti a sviluppare carenze, ma il fabbisogno specifico di macro e micronutrienti risulta aumentato, e di ciò l’atleta serio deve tenere conto. La maggior parte degli atleti segue una dieta bilanciata che fornisce in modo adeguato sia i macro sia i micronutrienti. Perciò, solitamente i problemi di metabolismo del collagene, dell’elastina e dei proteoglicani, si verificano soltanto a causa di deficienze o di eccessi. Inoltre, la guarigione dagli infortuni al tessuto connettivo si affida alla presenza di riserve adeguate di nutrienti. Continua a leggere

TESSUTO CONNETTIVO Seconda parte

Nella prima parte di questo articolo abbiamo appreso che tutti i tessuti connettivi hanno elementi simili anche se le proporzioni di questi elementi variano. Queste diversità donano gli attributi meccanici e biochimici al tessuto connettivo specifico. Per esempio, le proprietà meccaniche della cartilagine articolare che le permettono di assorbire gli impatti e di resistere al logorio sono dovute in parte ai grandi aggregati di proteoglicani. Abbiamo anche appreso che ogni elemento del tessuto connettivo è costruito con pezzi modulari. Ognuno di questi moduli molecolari necessita di energia e di catalizzatori, come gli enzimi e i cofattori, per ogni singola reazione di sintesi. Perciò, qualsiasi alterazione nella sintesi o nella degradazione di uno o più moduli influenzerà la sua costituzione finale. Quando i moduli modificati sono molti, un effetto domino può alla fine modificare la complessa comunità delle macromolecole e forzare una variazione delle caratteristiche del tessuto. Sono molti i modulatori che influenzano il ricambio dei fattori del tessuto connettivo e il rimodellamento del tessuto, come fattori di crescita, ormoni, citochine, enzimi, ed elementi fondamentali come amminoacidi e carboidrati. Quando le sostanze alimentari o i farmaci alterano il normale funzionamento di questi modulatori, le caratteristiche meccaniche o metaboliche modificate possono ostacolare la normale biomeccanica di un certo tessuto connettivo. Continua a leggere

TESSUTO CONNETTIVO Prima parte

Gli atleti sono generalmente interessati all’aumento della forza o della velocità per lo svolgimento di attività sportive specifiche. Aumentare la massa e la forza muscolare, o la capacità di durata rappresentano generalmente gli obiettivi principali dell’allenamento. Spesso però una parte integrante della nostra anatomia, cruciale ai fini del successo nell’allenamento, specie nel lungo termin, viene messa in secondo piano: è il tessuto connettivo.

L’indolenzimento dovuto all’attività fisica è un’esperienza comune, spesso un risultato accidentale accettato dell’allenamento. Gran parte dell’indolenzimento è dovuto ai traumi provocati dalla tensione applicata sul tessuto muscolare ma quello stesso stress è indotto anche sulle altre strutture collegate ai muscoli: ossa, tendini e legamenti sono profondamente esposti. Questi tessuti sono anche soggetti in modo più sensibile all’invecchiamento cellulare. Continua a leggere

PROTEIN POWER:

Si tramanda che il primo atleta ad avere combinato allenamento con carichi progressivi e alimentazione ricca di proteine fu Milo di Crotone, sei volte campione olimpico di lotta (540-516 a.C.). Secondo la leggenda, quattro anni prima di partecipare alle Olimpiadi, Milo acquistò un vitello che ogni giorno sollevava tenendolo sulle spalle e portandolo in giro per lo stadio olimpico. Man mano che il vitello cresceva esso sottoponeva i muscoli di Milo ad uno stress crescente determinando gli incrementi di massa e forza dell’atleta. Al di là dell’aneddoto la cosa più interessante di Milo era la sua assunzione proteica estremamente alta: si diceva che consumasse fino a 9 kg di carne al giorno, il che rappresenterebbe un enorme apporto proteico tenuto conto che 500 gr di carne apportano circa 130 gr di proteine. Anche se sono passate alcune migliaia di anni da quando visse Milo, la scienza ha analizzato gli effetti delle diete ricche di proteine solo negli ultimi decenni, e solo adesso cominciamo ad avere un’idea precisa di quante proteine siano necessarie agli atleti che si allenano intensamente con i pesi. Continua a leggere

Dieta metabolica, il bello della low carb…senza corpi chetonici

Le diete che restringono i carboidrati alimentari a meno del comunemente e attualmente accettato dalla comunità medica 55-70% delle calorie alimentari totali, vengono criticate dalla maggioranza conservatrice, specie dai dietologi e dagli altri “professionisti” della salute, e bollate come iperproteiche, poiché si ritiene che sia l’alta assunzione di grassi e non di carboidrati ad essere responsabile della nostra società in sovrappeso e che l’unica cura possibile sia perciò l’uso universale di diete ricche di carboidrati e povere di grassi. Continua a leggere

I 15 errori più gravi nel bodybuilding

Anche se diventare progressivamente più forti non è la sola cosa necessaria per costruire solido muscolo in modo duraturo, dovrebbe rappresentare la priorità per la maggior parte dei bodybuilder, specie per i principianti e gli intermedi. I cicli di forza sono un must di qualunque serio programma di allenamento, paragonabili agli steroidi anabolizzanti degli atleti artificial quanto a impatto sulla crescita muscolare, poiché ne costituiscono le basi, i presupposti, le fondamenta, per i successivi cicli finalizzati all’ipertrofia. Poiché lo stimolo principale alla crescita è e sarà sempre il carico sollevato, se non si arrivano a sollevare carichi decenti per un significativo numero di ripetizioni, e con una forma di esecuzione impeccabile, non si svilupperà mai una muscolatura di dimensioni altrettanto decenti. Continua a leggere

BRUCIA CHI CRESCE…

Quando circa 20 anni fa i ricercatori cominciarono a verificare le performance muscolari utilizzando la plicometria un fatto si evidenziò immediatamente con grande chiarezza. Dove la circonferenza di un muscolo era aumentata la plica cutanea era contemporaneamente diminuita, indipendentemente dalla dieta. Era la conferma pratica della così detta spot reduction che la “scienza ufficiale” proprio in quegli anni andava negando. Questo fatto insieme ad altre osservazioni portarono a sviluppare la convinzione che il “terremoto metabolico” come lo definisce Cianti conseguente l’allenamento strenuo con i pesi comportasse nella fase di recupero un grande dispendio energetico di tipo aerobico, ossia ossidativo, alimentato dai grassi intra e intermuscolare adiacenti al settore muscolare stressato, ffenomeno confermato tra l’altro dall’incremento dell’appetito per i grassi evidente dopo sedute strenue di allenamento. Continua a leggere